Casa Satellite

“Non nasce Teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti.
Il Teatro nasce dove ci sono delle ferite, delle differenze, dei vuoti,
ossia nella società frantumata, dispersa, ove la gente non ha più ideologie nè valori.
In questa società il Teatro ha la funzione di creare l’ambiente
in cui gli individui possano riconoscere dei bisogni
a cui gli spettacoli possono dare delle risposte.
Quindi ogni Teatro è pedagogia.
E relazione.”

Jacques Copeau

Il  Laboratorio di Teatro Sociale di “Casa Satellite”
ovvero
dei sogni, delle rose e  della bellezza.

“Casa Satellite” è un servizio e una scommessa, puntata sulla crescita e sull’autonomia dei suoi giovani ospiti, diversamente abili. Il laboratorio teatrale è il luogo dell’incontro, in cui è facile comunicare, trovare il proprio posto, esprimere qualcosa di sè, godendo del privilegio di uno spazio speciale e protetto, capace di connettere e mettere in relazione aree generalmente separate: corpo e mente, reale e immaginario, libertà e disciplina, individuo e gruppo. 

Anche se i destinatari principali dell’azione teatrale sono gli attori direttamente coinvolti dal laboratorio, la Comunità di cui fanno parte è sempre investita dal Teatro Sociale, sia come finalità implicita che esplicita: gli educatori, i familiari, i volontari, gli altri compagni, il quartiere, la città.

Si tratta di favorire processi di cambiamento delle identità personali nella dimensione della relazione con l’altro. Creare condizioni espressive efficaci, sollecitare capacità di ascolto, riconoscimento, visione.

satelliti

Il Laboratorio dei Satelliti nasce come esperienza “integrata”, in cui educatori, disabili e volontari lavorano insieme.  Il laboratorio integrato è un grande stimolo con l’handicap, è un momento di possibilità di relazione altra dal quotidiano, una relazione tra pari, in quanto tutti i partecipanti usufruiscono dello stesso percorso e sono nello stesso luogo per fare la stessa attività.

L’identità che ci assegna la società in parte viene a perdersi grazie al lavoro teatrale, ma non sparisce, ci si deve fare i conti sempre, così come si deve fare i conti con quello che è scritto nei corpi.  Gli educatori non perdono la loro funzione normativa e di guida, così come l’handicap fisico o mentale non spariscono. Si parte dall’esistente, lo si ascolta, ci si dialoga e si vanno a cercare altri spazi, altre possibilità oltre a quelle che sono già scritte.

Nel gruppo integrato la relazione fra i singoli è fondata sulla conoscenza, sull’entrare in contatto e apprendere dall’altro e dalle sue differenze.  E quando la relazione parte e si costruisce dal lavoro sulla consapevolezza corporea  si verifica un aiuto reciproco, avviene un incontro.  

Un incontro tra esseri umani dentro regole teatrali che li conducono ad abitare gradualmente uno spazio scenico, a sperimentare e poi ripetere un movimento, ad alternare silenzi e musica, movimento e immobilità, a stare di fronte ad altri che guardano, a stare con i propri compagni partecipando alla realizzazione di un progetto comune: la performance finale. 

“Viaggio per le città ideali” – Maggio 2011 

Il primo  anno abbiamo viaggiato per le città ideali emerse dai desideri, dalla voglia di  incontrarsi, conoscersi e comunicare, partendo dal corpo e da azioni semplici ma piene di significato : la preparazione al viaggio, il passaggio dalla realtà alla dimensione dell’incontro simbolico con qualcosa di sè e dell’altro, sperimentando il potenziale trasformativo del Teatro.

“John era uno di noi” – Maggio 2012

L’anno successivo ci siamo rivolti alla nostra città, incoraggiati da quel variopinto e nutrito sottobosco di sognatori che hanno dato vita al Progetto “Imagine Pavia”, dedicato  a John Lennon.  E in scena abbiamo mostrato, raccontato, urlato e danzato  di libertà,  di amore e di sogno.

 “Vogliamo le rose!” – Maggio 2013

Una performance delicata e poetica, giocata su due nuclei tematici: le rose e il Circo.  Le rose come simbolo della bellezza, della poesia, dei sentimenti, di tutto quel superfluo indispensabile per vivere, indispensabile per riconoscerci veramente come esseri umani.  

Il Circo perchè esso stesso è il Teatro!  E’ la cornice potentemente evocata dai nostri straordinari attori sociali, performer della vita, comici e tragici nello stesso tempo, fragili e forti,  colmi d’amore e infinitamente soli.  Il Circo viene  evocato come un’ombra, come un doppio della condizione umana, fatta di persone che camminano sul filo della  vita,  affacciate sul vuoto, con la paura di cadere e non incontrare nessuna rete che ci sostenga, nessun abbraccio che ci accolga.

“Corpo” – Maggio 2014

Il corpo è la cifra ineliminabile dell’essere, è involucro, esistenza, strumento di conoscenza e di dialogo, prigione e rifugio. E’ il nodo cruciale del sentire e del pensare. Le storie personali potrebbero essere costruite guardando ciò che la propria corporeità permette di comunicare : colori, suoni, odori, cicatrici (visibili o interiori).

Attraverso il Teatro abbiamo scelto e “indossato” le parole che  ogni corpo racchiude per descriversi,  giocando a governare le immagini del nostro corpo attraverso l’obiettivo fotografico.

Il corpo di chi è diversamente abile, per lungo tempo concepito come stigma della diversità e marginalità, a teatro diviene identità in costruzione, cifra, segno poetico, simbolo di universale fragilità.

“Storie che disegnano cicogne” – Aprile 2015

“Tutti i dolori sono sopportabili se li si inserisce in una storia o si racconta una storia su di essi”  (K. Blixen).    

Identità, narrazione autobiografica, racconto della propria vita come un quadro, un affresco, un’ immagine che si compone nel ricordo nostro e nelle parole di chi ci vuole bene : questi i temi che hanno composto il lavoro e la performance finale, grazie al prezioso contributo dei familiari e delle loro accorate testimonianze.  

Un lavoro di drammaturgia collettiva che ha coinvolto anche il pubblico attraverso i linguaggi della performing art: installazioni viventi, action painting, video-testimonianze e interazione fra pubblico e scena.

Conduzione laboratori e regia: Lina Fortunato
Progetto fotografico: Simone Ludovico